Seychelles, isole d’incanto


L’arcipelago delle Seychelles, formato da isole d’incanto, atolli corallini e mare cristallino, è un angolo di paradiso nell’Oceano Indiano.

Dalla scaletta  dell’aereo, l’isola di Mahé ci dà il suo buongiorno, con i colori di un’alba appena spenta e la sua brezza già calda; ma è un buongiorno fugace visto che ci aspetta un altro volo… un momento… quel moscone d’acciaio non sarà mica il nostro aereo? Un diciotto posti bielica. Ci sediamo in prima fila, dietro la cabina di pilotaggio. Dopo pochi minuti si decolla ed il rumore dei motori è assordante. Scarrocciati e shakerati, dopo un quarto d’ora siamo a Praslin, la seconda isola, per grandezza, delle Seychelles.

L’Isola di Praslin

Noleggiamo un piccolo fuoristrada e partiamo allo scoperta dell’isola. Percorrendo una strada stretta, tortuosa ed in salita, raggiungiamo l’interno verdissimo dell’isola e la foresta preistorica de La Vallée de Mai, l’unico posto al mondo dove cresce il più erotico e sensuale frutto della terra: il Coco de Mer. Il parco naturale, protetto dal 1984 dall’Unesco, è quanto rimane delle lussureggianti foreste preistoriche che esistevano quando le Seychelles erano tutt’uno con il Madagascar, Africa ed India.

La palma del Coco de Mer, chiamata dai botanici Lodocoiceva maldivica, è una palma da cocco con un tronco munito di enormi foglie rigide disposte a ventaglio che produce straordinari frutti: le noci possono essere di sesso maschile o femminile. Si proprio così: il Coco de Mer è il frutto più originale del mondo assumendo le sembianze dell’organo genitale maschile e femminile. La pianta comincia a produrre i primi frutti intorno ai 25 anni di età; essi impiegano 7 anni per la maturazione completa, raggiungendo i 60 cm di lunghezza e pesi che variano tra i 25 e i 40 chili. I frutti femminili vengono chiamati Coco Fesses. Si stima che alcune palme, che raggiungono i 30 metri di altezza, abbiano la veneranda età di 800 anni. Il Coco de Mer nel corso dei secoli è stata oggetto di miti e leggende. I motivi di tanto clamore sono ascrivibili alle suggestive forme dei frutti. Tantissime sono le leggende intorno a questo frutto. Il generale inglese Gordon Pascià, ad esempio, alimentò la leggenda che si trattasse dell’”albero del Bene e del Male” di Adamo ed Eva e che di conseguenza, proprio qui alle Seychelles, dovesse essere ubicato il Paradiso terrestre.

Prossima tappa Anse Lazio, la spiaggia più bella di Praslin. Trovare un aggettivo capace di descrivere l’incanto di Anse Lazio, penso che non sia proprio possibile. Spiaggette di sabbia bianca e soffice come la neve. Rocce di granito rosa, maestose palme takamaka, mangrovie che scendono nel mare cristallino: semplicemente una meraviglia del Creato.

Dopo un indimenticabile bagno nelle acque turchesi dell’oceano indiano, veniamo travolti da un insolito desiderio di cocco; così dichiariamo ufficialmente aperto il torneo del cocco che consiste nello spaccare un frutto con l’uso delle bruti mani. Ne raccolgo uno, lo impugno bene con entrambe le mani e lo sbatacchio su un paletto di cemento, colpendo i due estremi dell’ovale. La fatica è tanta. Cerco di aiutarmi col fuoristrada montandoci sopra più volte. Niente da fare. Afferro nuovamente il frutto e lo colpisco ripetutamente fino a sfilacciare la parte fibrosa. Finalmente intravedo la noce. Ora è un gioco da ragazzi un colpo leggero e l’esotico nettare è nostro.

Alla sera non potevamo esimerci dall’assaggiare la cucina creola, ricca di pesci, crostacei e molluschi, dalle leggendarie proprietà afrodisiache. Mensa eclettica e raffinata, melange naturale dell’influsso francese, indiano e cinese, ma cresciuta nel calore dell’Africa. Ingredienti base il riso e il freschissimo pesce, esaltati dal profumo di erbe e spezie. Anche la frutta la fa da padrona: usata con eccellenti risultati come verdura o nella preparazione dei dolci.

L’Isola di La Digue

Dal piccolo porto di Baie St. Anne, il capoluogo di Praslin, abbiamo preso il traghetto per La Digue, raggiunta  dopo una traversata durata 30 minuti. La Digue in una parola è stupenda. Piccola, accogliente e familiare, è completamente circondata da blocchi di granito rosa e nero modellati dal vento che sembrano finti per quanto sono belli, da spiagge bianchissime da sogno, dal mare cristallino e da meravigliose palme che crescono anche nei posti più impensati. L’isola è caratterizzata da un’atmosfera tranquilla, rilassata e senza tempo. Qui tutto è a misura d’uomo e si può girare a piedi, in bicicletta oppure utilizzando i locali carri trainati da lentissimi e folkloristici buoi che qui fungono da taxi.

Dal piccolissimo porto di La Passe, ci siamo diretti alla volta dell’Union Estate e della famosissima Anse Source d’Argent. Superata La Reunion, il secondo e unico villaggio dopo La Passe, un agglomerato di tipiche casette con la chiesa cattolica di Notre Dame de l’Assumption, la scuola e i negozietti, siamo arrivati all’Union Estate, una bella tenuta che affaccia sul mare circondata da un prato verdissimo e lussureggianti palme. All’interno dell’Union c’è il vecchio e suggestivo cimitero dei primi coloni, la piantagione di vaniglia e cocco, un negozietto di souvenir e un recinto di tartarughe giganti.

Ma c’è anche la Coprah Factory, un tempo la più grande fabbrica di olio di coprah di La Digue. L’olio di coprah è la polpa di noce di cocco essiccata, trattata e trasformata in olio per poi essere esportato. Nella minuscola fabbrica all’aperto si svolgono dimostrazioni di come l’olio di cocco viene estratto con il metodo, ancora usato, delle macine di pietra mosse dalla forza bovina. E anche noi abbiamo visto la montagna di cocco fatto essiccare e il grande frantoio la cui pala è girata da un bue che ruota in continuazione e macina il cocco producendo l’olio.

Dopo aver assistito alla dimostrazione della produzione dell’olio ci siamo diretti verso la caratteristica Plantation House, una casa coloniale col tetto ricoperto di foglie di palma dove negli anni ‘70 hanno girato il film “Emanuelle“.

Imbocchiamo un sentiero di sabbia bianca corallina, levigati massi di granito rosa e palme dagli alti fusti quando si apre di fronte a noi uno scenario così intenso da mozzare il fiato: Anse Source d’Argent. La spiaggia, famosa in tutto il mondo grazie agli spot pubblicitari e ai servizi di moda, è talmente bella da sembrare finta. Una foto a Lucia sdraiata su di una palma è d’obbligo.

Rientriamo a Praslin con l’ultimo traghetto disponibile, scortati dal volo delle volpi volanti e da qualche goccia di pioggia, anticipazione della tempesta che ci attenderà nella traversata. Onde altissime, mai viste prima, sembrano divertire una comitiva di tedeschi saliti assieme a noi. Io invece, con gli occhi chiusi, sono intento a lottare con il mio mal di mare.

L’Isola di Curieus

La piccola isola di Curieuse è stata destinata dal Governo alla riproduzione e allo studio delle tartarughe giganti di Aldabran. Ce ne sono più di duecento, in completa libertà e, nonostante il loro aspetto coriaceo, si sciolgono in mille smancerie quando le si accarezza sotto il collo rugoso.

Su una passerella di legno, attraversiamo un paesaggio ricamato dalle mangrovie e popolato di granchi giganti che, con i loro rapidi movimenti a destra e a sinistra, paiano danzare una musica tzigana. Raggiungiamo  una spiaggia con un incantevole edificio creolo, sede di un piccolo museo didattico ed un tempo casa del medico dei lebbrosi.

È l’ora di mangiare: uno splendido pesce alla griglia preparato dal nostro barcaiolo.

L’Isola di Saint Pierre

Riprendiamo la barca per raggiungere l’isolotto di Saint Pierre: la cartolina dell’isola tropicale nell’immaginario collettivo! Un mare con tutte le sfumature cromatiche dell’azzurro, rocce granitiche che l’erosione ha scolpito in mille canne d’organo ma soprattutto un’infinità di pesci dai colori più accesi.

L’Isola di Mahè

L’aereo per Mahé è pronto a decollare. Mahè è l’isola principale delle Seychelles ed è caratterizzata da una grande varietà di paesaggi. Infatti alle stupende spiagge sabbiose bianche come cipria, circondate da palme e takamaka si alternano suggestivi promontori granitici coperti di vegetazione tropicale e piantagioni di tè.

Victoria, così chiamata in onore della Regina Vittoria d’Inghilterra, è la capitale delle Seychelles ed è l’unica vera “città” di tutti gli atolli. Con i suoi 20 mila abitanti è una delle capitali più piccole del mondo, è ordinata e carina e si visita in poco tempo. Il centro della città è facilmente riconoscibile dalla Clock Tower, posta all’incrocio di Indipendence Avenue, la via principale dove sorgono gli edifici più importanti e Albert Street, la trafficata via commerciale. A portarci a Victoria è un autobus pubblico della TATA. Il mezzo, scomodo per le persone di media altezza (sono costretto a stare con la testa piegata per tutto il tragitto), è anche privo dei pulsanti per la richiesta di fermata, ritenuto superfluo dai locali legati all’abitudine di urlare all’autista: “avant”. Aggirandosi per il mercato, si entra nel vivo della piccola capitale. Il mercato coperto dal nome altisonante, Sir Selwyn Selwyn-Clarke Market, costruito con gusto per il pittoresco, è un tripudio e un’esaltazione di colori e profumi ed offre uno spaccato della vera vita seychellese perché permette di vedere da vicino la popolazione locale che affolla il mercato e si confonde tra i turisti.

L’indomani decidiamo di affittare un mini-moke e partire alla scoperta di Mahè. Attraverso la Sans Souci Road, una bella strada panoramica lunga 12 km, abbiamo raggiunto il Morne Seychellois alto 915 metri coperto di boschi tropicali e piantagioni di tè. All’interno del Morne Seychellois in bellissima posizione panoramica, si possono ammirare le rovine della Missione, una scuola costruita nel 1875 dagli anglicani, il cui bellissimo viale conduce a Viewing Lodge, altro punto dove godere panorami mozzafiato. Qui ammiriamo le piante dell’albero del pane, della papaia, del frutto della passione, della cannella e della citronella. Una sosta alla Tea Factory, una fabbrica di tè circondata da una bella piantagione, per l’acquisto del tè alla vaniglia.

Lasciato il Morne Seychellois ci siamo diretti verso le spiagge. Abbiamo fatto una sosta prima a Port Launay, una bellissima spiaggia con un mare color smeraldo, basso e calmo e poi sull’impetuosa Grande Anse, un’enorme spiaggia quasi completamente deserta e perfetta per il surf con le sue enormi onde.

Lasciata alle nostre spalle Baie Lazare con la sua sabbia bianca e fine, ci siamo fermati ad Anse Takamaka, una splendida spiaggia di sabbia bianca circondata dagli ombrosi e begli alberi di takamaka. È stata quindi la volta di Beau Vallon Beach. la spiaggia più turistica di Mahè ma a nostro avviso non la più bella. A forma di mezzaluna, immersa nel verde, offre un mare calmo e piatto dove si può fare il bagno tranquillamente ed è la spiaggia dove a Mahè abbiamo trovato più italiani. Transitando per la bella Anse Royale è finita la nostra gita alla scoperta di Mahè.

Dal Marine Charter di Victoria, a bordo di una barca col fondo di vetro, siamo partiti alla volta del St. Anne Marine National Park. Istituito nel 1973, è un piccolo e bellissimo parco marino, patrimonio dell’UNESCO, circondato da una meravigliosa barriera corallina e con una laguna favolosa. Il Parco Marino è costituito da un arcipelago di cinque isole ranitiche: St. Anne, Moyenne, Cerf, Long e Round nelle cui acque vivono più di 150 coloratissime specie di pesci.

Le vacanze sono finite e il volo internazionale da Mahè per l’Italia ci aspetta. All’Aeroporto Internazionale di Victoria compriamo due bottiglie di “Coco d’Amour”, il liquore tipico delle Seychelles. Non dimenticheremo mai queste isole, così a lungo sognate e che alla fine del viaggio si sono rivelate ancora più belle di quanto avessimo potuto immaginare.

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